Isabella Amaduzzi racconta l’apertura di Officina Rancilio 1926

L’8 ottobre 2010 inaugura Officina Rancilio 1926, museo d’impresa della Rancilio Macchine per caffè. Isabella Amaduzzi, curatrice del Museo ce lo racconta in anteprima.
Elisa Fulco: Il nuovo spazio espositivo Officina Rancilio 1926, sorge sull’area della primissima fabbrica, dove il fondatore ha avviato la sua attività nel 1926. Il museo come ritorno simbolico alle origini?

Isabella Amaduzzi: Sin dal nome Officina Rancilio 1926 si è voluto mantenere memoria del primo insediamento del fondatore Roberto Rancilio, che, partendo dall’autorizzazione da parte del Comune di Parabiago del 1926 di utilizzare 12 mq di un piccolo edificio, ha dato vita ad una grande impresa. Solo un anno dopo, nel 1927, proprio tra queste mura, viene prodotta la prima macchina per il caffè Rancilio: la Regina. Il museo è l’occasione per rileggere questa storia a distanza di oltre 80 anni, segnalando positivamente il fatto di essere ancora presenti nel territorio, a dispetto della delocalizzazione imperante anche tra le imprese italiane.
EF: Trattandosi di un’impresa familiare che registro narrativo avete adottato per il museo? Gli uomini, le macchine, la storia tout court?

IA: La scelta è stata quella di raccontare brevemente la storia della fondazione dell’azienda attraverso fotografie, cartine del primo insediamento, marchi storici, puntando poi sull’evoluzione delle macchine per il caffè, dal 1927 agli anni Ottanta  come fattore di eccellenza, capace di incuriosire e fornendo contemporaneamente diverse chiavi interpretative: estetiche, funzionali, sociali. Abbiamo decisamente privilegiato la storia del prodotto. Molte delle macchine esposte sono autentiche opere d’arte, in grado di abbellire e caratterizzare l’ambiente di ieri (il bar) e di uno spazio espositivo (oggi). Può essere interessante per esempio riflettere sulla posizione fisica e anche simbolica delle macchine in un locale ieri e oggi. Non è un caso che sino a tutti gli anni Cinquanta erano posizionate in bella vista sul bancone.
EF: E poi cosa è successo?

IA: Sono state progressivamente sostituite da altri oggetti come la tv, i jukebox e oggi sono spesso macchine che funzionano bene, ma che nella maggior parte dei casi vengono relegate nella parte retrostante del bancone. Vedere da vicino queste “prime donne” d’altri tempi è un bel colpo d’occhio, in tutto sono una ventina di macchine, anche se la collezione vintage della Rancilio ne comprende una cinquantina a cui vanno associati anche i vecchi macinadosatori e la collezione vintage della Egro Coffee Systems AG, società svizzera acquisita da Rancilio nel 2008.

EF: Che ruolo ha avuto l’archivio nella costituzione del museo?

IA: Direi che senza l’archivio difficilmente oggi avremmo un museo, e non mi riferisco ai documenti esposti ma piuttosto all’interesse di recuperare la propria storia che è alla base di un museo d’impresa. Dalla sistemazione dell’archivio nei primi anni del 2000, fortemente voluta dal più giovane dei Rancilio, Luca, è partito tutto. La ricerca ha portato a una prima pubblicazione nel 2003 dal titolo Rancilio e le sue macchine, che ha innescato l’idea del museo. Oggi museo e archivio viaggiano parallelamente: continua la digitalizzazione di migliaia di documenti e contemporaneamente si pensa a come rendere vivo e attivo lo spazio espositivo.

EF: Che tipo di attività prevedete per vivacizzarlo? La vostra storia tocca in effetti diversi ambiti disciplinari che insieme costituiscono i punti di forza del Made in Italy:  costume, consumi, design, ricerca.

IA: Le iniziative che abbiamo in programma rispondono perfettamente ai temi citati. A breve inaugureremo una mostra dedicata alle “tazze da baffi”, create in Inghilterra in epoca vittoriana per non rovinare i baffi incerati; tra Ottocento e Novecento era normale trovarle nei bar. Un aspetto del costume che ci piace ricordare e poco conosciuto in Italia. Abbiamo in programma anche una mostra dedicata al rapporto stretto tra il designer Marco Zanuso e la Rancilio. Sono degli anni Settanta le famose Z8 e Z9 da lui progettate. L’idea è di creare uno spazio versatile.

EF: Avete in programma iniziative per coinvolgere il territorio?

IA: Assolutamente sì. Da gennaio 2011 partiranno dei progetti didattici studiati per le diverse fasce d’età, dalle elementari alle superiori, privilegiando  i temi più consoni a ciascuna di loro: il rito, la socialità, il gioco, gli aspetti produttivi. L’intenzione è di far conoscere ai più giovani una realtà industriale che in un futuro non lontano potrebbe rappresentare un’opportunità lavorativa.

EF: Pensate a un utilizzo in chiave marketing del museo? Può quest’ultimo rappresentare uno strumento per dialogare con i vostri stakeholder internazionali?

IA: Il Museo rappresenta un efficace strumento di promozione della Rancilio, non a caso le presentazioni aziendali avverranno all’interno dello spazio, proprio per comunicare ai nostri clienti  la storia dell’azienda, esempio classico di un Made in Italy che funziona e si diffonde nel mondo. La Rancilio da sempre ha puntato al mercato internazionale e da sempre ha mantenuto una posizione altamente competitiva.