L’anima di gomma della Fondazione Pirelli attraverso il racconto di Chiara Guizzi

Sino al 24 luglio 2011 la Triennale di Milano ospita la mostra “L’anima di gomma. Estetica e tecnica al passo con la moda”, ideata dalla Fondazione Pirelli. Ne parliamo con Chiara Guizzi, Responsabile Archivio Storico Pirelli.

 

Elisa Fulco: Come nasce l’idea della mostra?

Chiara Guizzi: È il frutto dello studio e della ricerca dell’archivio storico aziendale che continua a offrire sempre nuovi spunti e visioni inedite della Pirelli e della continua interazione con l’omonima Fondazione, che sviluppa nuovi progetti valorizzando il marchio e promuovendo la cultura d’impresa contemporanea. Nel momento in cui si è avviata nel 2009 la sistematizzazione e la digitalizzazione di questo enorme patrimonio (circa 2 km e mezzo di faldoni)  è emerso in filigrana il tema della moda, che attraversa e scandisce le diverse fasi della Pirelli, dalle origini ad oggi. Abbiamo quindi deciso di mostrare quanto ritrovato sicuri di raccontare attraverso “l’anima di gomma” della Pirelli il binomio inscindibile tra estetica e innovazione che caratterizza da sempre l’azienda.

EF: Attraverso quali temi si snoda la narrazione?

CG: Abbiamo scelto quattro macro aree che fossero in grado di sintetizzare le diverse applicazioni moda del mondo Pirelli: il camminare (suole e tacchi in gomma e galosce), l’abbigliarsi (impermeabili da lavoro ed eleganti soprabiti), il mare (dalla cintura da nuoto alle cuffie, ai costumi da bagno, alle maschere), sino alla moda contemporanea con Pirelli PZero. È interessante scoprire che tutti questi ambiti caratterizzano l’azienda sin dagli esordi nel 1877, e come molte di queste applicazioni di gomma abbiano del tutto rivoluzionato la moda. Basti pensare al Lastex, filato elastico prodotto in esclusiva da Pirelli a partire dagli anni Trenta, che nel dopoguerra permise alle donne di indossare costumi da bagno eleganti e pratici, abolendo stecche e lacci. Ad aggiungere fascino a questa applicazione tecnica la recente scoperta di scatti fotografici del 1949 che ritraggono Marilyn Monroe, in chiave di modella prima del suo successo come attrice, in  posa per la pubblicità dei costumi da bagno in filato Pirelli Lastex.

EF: Che tipo di linguaggio avete scelto per far dialogare il materiale storico con la ricerca e i prodotti contemporanei? Cosa si trova in mostra?

CG: La scelta espositiva, nonché il concept della mostra, è costruito sull’idea di non mostrare  mai il prodotto nella sua fisicità. La rappresentazione degli oggetti (suole, impermeabili, costumi) è affidata alle immagini storiche della comunicazione tratte da bozzetti, poster, pieghevoli, riviste, fotografie, cartelli vetrina, cataloghi, alcune delle quali rielaborate attraverso installazioni interattive all’insegna della multimedialità, in grado di raccontare in maniera virtuale sia il passato che la contemporaneità. Tutte le installazioni sono state realizzate appositamente per lo spazio dal gruppo N!03.

EF: Per questo tipo di mostra sicuramente le pareti non bastano più.

CG: Effettivamente no, gli ambienti sono immersivi e coinvolgono tutti gli spazi: dal pavimento al soffitto, alle pareti, il filo conduttore, o meglio la guida, è una pallina di gomma che rimbalzando aziona il racconto e coinvolge interattivamente lo spettatore. Si passa dall’animazione della storica pubblicità per le suole di Bruno Munari del 1953, alle fotografie animate di Ugo Mulas per gli impermeabili ambientate nel Pirellone di Milano, all’immersione virtuale nell’acqua con le scie dei gommoni sul soffitto. Un corridoio, anch’esso virtuale, sancisce il passaggio dal passato al futuro, mostrando la ricerca e l’innovazione applicata al prodotto (sia le proprietà del materiale gommoso che la lavorazione), sino ad approdare nell’ultima stanza, quella di PZero, che ospita un’installazione interattiva di 14 metri fortemente onirica in cui la moda mostra il suo volto contemporaneo, che alla funzionalità contrappone l’universo simbolico ed evocativo dell’abito, in grado in incarnare sogni e aspirazioni.

EF: Una mostra di questo tipo che interazione genera tra la Fondazione e l’impresa? Che tipo di ritorno ci si attende?

CG: La Fondazione è a tutti gli effetti uno strumento indispensabile per l’azienda che l’ha fortemente voluta. I temi e le riflessioni tratte dall’archivio sono un materiale preziosissimo per l’attuale comunicazione, e creano ponte tra passato e futuro. Molte delle scelte attuali si ricollegano a esperienze del passato tornate a essere patrimonio dell’azienda. Basti  pensare al ritorno di Pirelli in Formula 1, che grazie allo studio dell’archivio possiamo leggere come una riscoperta di un’antica relazione.

EF: Adottando questa prospettiva l’archivio diviene patrimonio vivo in cerca di nuovi interpreti.

CG: Assolutamente sì. Non a caso uno dei progetti che più ci sta a cuore è la digitalizzazione dell’archivio e il trasferimento online di tutte queste informazione per troppo tempo rimaste appannaggio di pochi. Tra qualche mese il sito della Fondazione accoglierà una prima parte di questo lavoro di ricerca. Una selezione di filmati, disegni, grafiche sarà finalmente a disposizione di tutti. Molto presto sarà possibile anche consultare on line l’inventario dell’archivio storico.

EF: La valorizzazione della cultura d’impresa contemporanea è una delle mission principali della Fondazione. Come perseguite questo obiettivo?

CG: Studiando progetti che, partendo dalla storia, adottino linguaggi contemporanei in grado di intercettare diverse fasce di pubblico: dagli studiosi, agli studenti, ai creativi, mettendo in campo tutte le diverse anime dell’impresa.